Letteratura di viaggio: i nostri consigli sui libri da leggere, rileggere e regalare

“Si viaggia (...) prima che materialmente (...) con la fantasia, eccitata da tutte le accumulazioni culturali, quegli strati in cui si sovrappongono parole, letture e immagini.” Dicearco da Messina

I libri di viaggio restituiscono l’eco del mondo, sono una finestra spazio-temporale custodita tra le mura di casa, un prezioso varco da aprire a comando per nutrire il desiderio di avventura e tener desta la curiosità. Partire sulle ali di un libro, scoprire il mondo attraverso lo sguardo attento, colto e partecipe di chi ha affrontato imprese non comuni con slancio pioneristico mi affascina.

E poi credo che si possa viaggiare ovunque senza capire niente, restando impermeabili all’Altro, alla sua cultura, alla sua lingua, chiusi all’interno di un resort o semplicemente chiusi in se stessi, ma con un buon libro questo rischio non si corre (quasi) mai, perché in qualche modo le storie che leggiamo ci cambiano. Ecco dunque alcuni consigli per gli acquisti, una lista parziale, certo, ma che nel tempo arricchiremo con nuovi titoli. Pronti al decollo? Allora via!

“Solo, intorno al mondo” di Joshua Slocum - Nutrimenti
Incappare in un libro come questo è una vera fortuna. Tornato da poco in circolazione grazie a una piccola casa editrice alla quale sono molto grata, è uno dei miei libri di viaggio preferiti. E non per la complessità della trama o per le vertiginose altezze della scrittura, ma perché l’autore è un personaggio straordinario che, per primo al mondo, ha circumnavigato il globo a vela, da solo, senza radio, senza previsioni del tempo, senza niente se non la propria abilità di marinaio, il suo coraggio, il senso dell’umorismo... e una scorta di libri da leggere nei momenti di pace tra un fortunale e l’altro. Il capitano Slocum racconta in prima persona la sua avventura in solitaria, durata tre anni, due mesi e due giorni. Un’impresa realizzata a bordo dello Spray, relitto che gli fu regalato da un cacciatore di balene e che egli trasformò in un maneggevole sloop. Naviga l’Atlantico, affronta Capo Horn, tenta per sei volte l’attraversamento dello stretto di Magellano prima di riuscirci, veleggia tra le isole del Pacifico e approda in Australia, poi verso il Sudafrica e infine a Newport. Per tutto il viaggio tiene a bada la solitudine con piccoli efficaci stratagemmi; fa incontri interessanti e curiosi come quello con la vedova di Louis Robert Stevenson; a Città del Capo sostiene una surreale conversazione con il presidente Krüger, il quale cerca di convincerlo che la terra è piatta; sfugge con astuzia agli indigeni e mai dimentica il sacro rispetto che sempre dobbiamo alla natura, anche quando è inospitale. “C’era un certo tipo di cigno più piccolo di un’anatra muschiata che avrei potuto abbattere con il fucile, ma nella mancanza di vita che caratterizzava quella terra tanto triste, non me la sarei sentita di distruggerne anche solo una, se non per difendermi.
È un libro davvero piacevole e adatto a tutti, anche ai più giovani, perché trasmette tanta gioia di vivere.

“La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier - Diabasis
Questo è un libro di culto, nato dalla penna di un grande scrittore nomade, un libro che vi resterà letteralmente incollato addosso e che renderà felici coloro che lo riceveranno in dono. Racconta il viaggio che il fotografo Nicolas Bouvier fece dal giugno del 1953 al dicembre del 1954, partendo da Ginevra per attraversare i Balcani, la Turchia, l’Iran, il Pakistan e l'Afghanistan a bordo di una Fiat Topolino in compagnia del suo amico pittore Thierry Vernet. Un inno alla lentezza, un viaggio ricco di soste, di avventura e contemplazione, denso di osservazioni antropologiche; una narrazione che tra le righe stilla poesia e a tratti risplende, regalando piccole illuminazioni quasi ad ogni pagina. “Come un’acqua, il mondo filtra attraverso noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci presta i suoi colori. Poi si ritira, e ci rimette davanti al vuoto che ognuno porta in sé, davanti a quella specie d’insufficienza centrale dell’anima che in ogni modo bisogna imparare a costeggiare, a combattere e che, paradossalmente, è il più sicuro dei nostri motori.
Da leggere perché è un potente invito al viaggio inteso come esperienza di vita totalizzante e uno dei più grandi libri di viaggio del Novecento, nonché uno dei preferiti di Paolo Rumiz, altro autore consigliatissimo.

“La leggenda dei monti naviganti” di Paolo Rumiz - Feltrinelli
Chi ancora non ha letto Paolo Rumiz può iniziare da questo titolo ed esser certo che dopo vorrà leggere (e regalare) tutti gli altri. Consiglio di dedicare del tempo all’osservazione della mappa in apertura, una cartina fitta di appunti che ben restituisce il grande impegno che questo viaggio ha costituito. L’autore ha percorso ottomila chilometri lungo l’Italia scegliendo la via della montagna: le Alpi e gli Appennini, “un serbatoio infinito di storie” che il libro restituisce ai lettori con grande generosità. Chilometro dopo chilometro, la narrazione si dipana seguendo l’andamento tortuoso delle strade meno battute, che riservano incontri con persone di ogni genere e svelano luoghi leggendari di un’Italia poco raccontata ma con molto da dire. Agli incontri con gli sconosciuti abitanti della montagna si alternano quelli con personaggi come Rigoni Stern, Bonatti e Mauro Corona. La narrazione è sociologica e politica, a tratti divertito vagabondare che procede lento e in discesa fino a Capo Sud. “Se vai lento, ovunque tu sia nella fascia temperata del Globo, le tue notti si popoleranno di grilli, belati, fumo di legno, erbe aromatiche, stelle. D’inverno ti addormenterai circondato di luce lunare fredda, odore di lana infeltrita e letame, tè bollenti e sogni caldi, quelli dove le persone hanno odore e sapore. In una parola, la vita”.

“Ebano” di Ryszard Kapuściński - Feltrinelli
Quello di Kapuściński è un altro grande nome che fa capolino nel libro di Rumiz, e giustamente. Di questo straordinario giornalista polacco consiglio di leggere “Ebano” perché è un libro che arriva e ti stende. Kapuściński attraversa l'Africa osservando rivoluzioni e colpi di stato in Eritrea, Sudan, Etiopia, Ruanda, Zanzibar; si mescola alla vita che ferve nelle strade, racconta la lotta per la sopravvivenza di persone continuamente sottoposte a pericoli di ogni sorta. "In questo continente [...] tutto assume forme iperboliche, esorbitanti, istericamente eccessive. Se c’è tempesta, i fulmini sembrano scuotere la terra dalle fondamenta e i lampi squarciare il cielo; se c’è acquazzone, è un muro compatto d’acqua che tra un attimo ci sommergerà, schiacciandoci sottoterra; se c’è siccità, è un’aridità che prosciuga fino all’ultima goccia d’acqua, condannando alla morte per sete. Qui nulla mitiga i rapporti tra uomo e natura: non esistono compromessi, gradualità, stadi intermedi. È una continua battaglia per la morte o la vita".
Descrive l’Africa con colori così vividi che pare di vederla, le dinamiche celate dietro i conflitti sono dipanate con acume, la capacità di sintesi è strabiliante. Ma d’altronde è stato uno dei grandi giornalisti del Novecento, il corrispondente di una testata povera che, come egli stesso racconta, non poteva permettersi le cure se si ammalava, che non viveva negli alberghi riservati alla stampa ma tra la gente e per questo il punto di vista da cui racconta l’Africa è radicalmente diverso rispetto a quello dell’europeo medio. “L’europeo di passaggio in Africa di solito ne vede solo una parte, ossia l’involucro esterno, spesso il meno interessante e forse anche il meno importante. Il suo sguardo penetra sulla superficie senza penetrare oltre [...]. Ma la cultura europea non ci ha preparato a queste discese nel profondo alle fonti di mondi e culture diversi dai nostri. Il dramma delle culture infatti - compresa quella europea -, è consistito in passato nel fatto che i loro primi contatti reciproci sono stati quasi sempre appannaggio di gente della peggior risma: predoni, soldataglie, avventurieri, criminali, mercanti di schiavi e via dicendo. [...] la marmaglia predatrice non badava certo a conoscere altre culture, a cercare un linguaggio comune o a mostrare rispetto nei loro confronti. Nella maggior parte dei casi si trattava di mercenari rozzi e ottusi [...] il cui interesse consisteva nell’assaltare, razziare, uccidere. [...] Questa monopolizzazione dei rapporti interculturali da parte di una classe rozza e ignorante ha determinato la pessima qualità dei rapporti reciproci. Le relazioni interpersonali cominciarono a venir classificate in base al criterio più primitivo: quello del colore della pelle. Il razzismo divenne un’ideologia per definire il posto della gente nell’ordinamento del mondo. Da una parte i Bianchi e dall’altra i Neri: una contrapposizione dove spesso entrambe le parti si sentivano a disagio.”  Considerazioni sempre molto attuali.

“Niente. Come si vive quando manca tutto” di Alberto Salza - Sperling&Kupfer
A proposito di scrittori dall’animo nomade che affrontano il dovere di documentare il proprio tempo senza risparmiarsi, Alberto Salza è senz’altro un autore al quale dare spazio nella propria libreria. In particolare, vi consiglio “Niente. Come si vive quando manca tutto”. Probabilmente non è il libro da mettere sotto l’albero di Natale ma ve lo consiglio lo stesso, magari potreste regalarlo a quell’amico/a che si lamenta sempre. L’autore è un antropologo, viaggiatore e puntuale narratore che per quarant’anni ha vissuto pericolosamente a contatto con la miseria estrema in Europa, Africa e Asia, spesso rilevando l’ambivalenza, se non l’inutilità, degli interventi dell’Occidente per mitigarla. E poi ha raccontato la realtà delle vite degli uomini, donne e bambini con cui ha condiviso la fame, la sete, il cammino.

“Galizia, viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Martin Pollack - Keller 
Un libro che mi ha aperto le porte di un mondo di cui ignoravo completamente l’esistenza, un autore sorprendente (polonista, traduttore di Kapuściński e figlio di un gerarca nazista), il racconto di una parte dell’Europa che con il passare del tempo e dei conflitti ha perso se stessa fino a scomparire. Difficile da definire perché è formato da molte anime - poesie, frammenti di memoir e racconti di grandi autori come Joseph Roth - questo libro prende per mano il lettore e lo conduce in un territorio che non esiste più: il regno di Galizia e Lodomiria, oggi diviso tra la Polonia e l’Ucraina. La narrazione, fitta di nomi che già da soli basterebbero a scatenare la fantasia, si sviluppa seguendo i binari delle ferrovie che collegano i numerosi villaggi. In ogni stazione l’autore trova spunti per presentare popoli, lingue e le infinite vicissitudini di minoranze come gli hutsuli, montanari nomadi diventati leggenda grazie al loro amore per la libertà; i contadini ruteni di Naguyevici e il boom petrolifero di Boryslav con i cambiamenti spesso infausti che indusse; i miseri shtetl ebraici con il loro carico umano di poverissimi calzolai, venditori ambulanti, fornai e sarti con il sogno di emigrare in America... Questo libro è una miniera per chi ama i dettagli e le piccole storie, quelle che si incastrano nelle pieghe della grande storia e danno colore all’intero disegno.

“La biblioteca segreta di Timbuctù” di Joshua Hammer - Rizzoli 
Ne abbiamo già parlato brevemente, ma ritorniamo volentieri sull’argomento perché “La biblioteca segreta di Timbuctù” racconta una storia vera ed è uno di quei libri che è urgente leggere in momenti storici come questo, quando praticare la tolleranza è un esercizio che a tratti sembra superare le nostre forze e l’incomprensione tra culture e popoli assume forme cupe come quelle che ben conosciamo. La ragione per leggerlo è quasi tutta in questa frase: “Questa città vive con l’Islam da mille anni. Abbiamo avuto gli insegnanti e le università più illustri. E adesso questi beduini, questi analfabeti, questi ignoranti ci dicono come portare i pantaloni, come pregare, come devono vestirsi le nostre mogli, come se la via dell’Islam l’avessero inventata loro.L’antica capitale del Mali è stata infatti per secoli il cuore intellettuale dell’Africa subsahariana, qui fiorì un’intensa produzione culturale che includeva testi di ogni sorta, da quelli religiosi e quelli di fisica, medicina, botanica, giurisprudenza, educazione sessuale e geografia. L’intera vicenda ruota intorno al bibliotecario Abdel Kader Haidara, impegnato per anni nel difficile compito di recuperare un immenso patrimonio di manoscritti girando l’Africa in lungo e in largo, fino a quando l’arrivo degli jihadisti a Timbuctù mette in pericolo questo tesoro. Joshua Hammer racconta la vera storia di Abdel e degli uomini che l’hanno aiutato a salvare oltre trecentomila libri dalla furia della Jihad, muovendosi in modo rocambolesco tra mille pericoli e rischiando la vita per proteggerli.

Per restare in tema, un modo originale per fare gli auguri alle persone care può essere quello di inviare loro una cartolina misteriosa da Timbuctù. È facilissimo e costa solo 10 dollari, che andranno a sostenere le guide turistiche della città misteriosa rimaste senza lavoro a causa della guerra. L’effetto sorpresa è assicurato.

Rosalba Biscione

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