Destinazione Costa Rica: in viaggio tra le bellezze e i ritmi rilassati del Caribe (seconda parte)

In questa seconda parte dell’approfondimento dedicato alla Costa Rica vi parliamo del Caribe sud e del Caribe nord, due zone del paese che riservano molte sorprese a chi ama osservare la natura e cerca uno stile di vita rilassato. A partire dal viaggio necessario per raggiungerle, tutto in Costa Rica è un inno alla lentezza.

C’è una sola strada che raggiunge il Caribe: la famigerata 32 che da San Josè va verso Limon… Centosessanta chilometri, vent’anni per costruirla, un numero indefinito di ore per attraversarla.

Con una sola corsia per senso di marcia, la strada si inerpica attraverso le cime e le foreste del Parque Nacional Braulio Carrillo fino a quasi 2.000 metri e ci possono volere ore e ore per giungere a destinazione se lungo le interminabili serie di curve che si snodano tra le felci giganti e le piogge abbondanti di queste cime si incontra uno dei tanti truck americani che trasporta banane o enormi tronchi viaggiando a non più di trenta miglia orarie. 

Superate le aspre montagne degli altopiani centrali, la 32 scende a capofitto verso le pianure allagate e le piantagioni di banane e ananas di Guapiles. Apri il finestrino e ti accorgi subito che c’è qualcosa di diverso. Scesi dalle montagne l’aria si fa calda e appiccicosa, le nuvole sono basse e l’umidità è pressoché totale. Eccoci giunti nel Caribe. Si attraversano per due ore abbondanti piantagioni di banane e insediamenti sorti qua e là lungo questa importantissima arteria stradale, ultimata alla fine degli anni '80 per aprire la rotta delle banane verso il porto di Limon e, dopo aver superato la dogana dei camion che trasportano banane, si raggiunge l’oceano Atlantico.

Il Caribe sud: relax e vita all’aria aperta tra escursioni e spiagge spettacolari

Nel Caribe sud la vita è scandita dall’alternarsi delle piogge e del sole. Per un particolare gioco di microclimi questa zona della Costa Rica è molto secca a febbraio e ottobre, secca con qualche pioggia a marzo, novembre e dicembre e negli altri mesi alterna piogge abbondanti a giornate di sole. Quando esce il sole tutti si godono la spiaggia, le escursioni sui sentieri attrezzati nei parchi, il surf, lo snorkeling, vanno in bici per le strade sterrate dei villaggi di Cahuita, Puerto Viejo, Manzanillo, Punta Uva.
Lo stress si percepisce subito lontano mentre lo stile di vita caraibico trascina tutti a godersi la vita all’aria aperta, il sole e il mare, invita ad andare in cerca di animali sui sentieri del parco, oppure a mangiare un gallo pinto bevendo un succo tropicale nel chiosco sulla spiaggia.
Molti italiani hanno scelto di trasferirsi in questa parte della Costa Rica in cerca di tranquillità e di una vita scandita dai ritmi rilassati del Caribe. Alcuni hanno lodge e cabinas, altri ristoranti e pizzerie.
Da non perdere il Parque Nacional Cahuita, dove è facile incontrare numerosi animali, le farfalle giganti Morpho dal colore blu elettrico, dispettose scimmie cappuccine, iguane e serpenti.
Andando più a sud, merita una visita il villaggio caraibico di Puerto Viejo, con la sua vivace vita notturna e le spiagge spettacolari di Punta Uva e Manzanillo, da cui si può partire per un’avventurosa e infangata scarpinata nella giungla fino agli ultimi villaggi prima del confine con Panama.
Nelle montagne dell’interno vivono le popolazioni indios dei Bri Bri, che da secoli coltivano caffè e cacao. Con un po’ di fortuna si può riuscire a visitare una loro finca e assistere all’incredibile e golosa lavorazione del cacao.

Tortuguero: il villaggio delle tartarughe marine

Situato nel Caribe nord, il villaggio di Tortuguero è una delle mete più apprezzate della Costa Rica. Per raggiungerlo ci vuole tempo se non ci si può permettere un volo charter diretto, ma ne vale la pena. Occorre arrivare fino al molo di La Pavona dopo almeno quattro ore di auto da San Josè, considerando una sosta e qualche camion di banane lungo il tragitto. Poi bisogna aspettare le partenze delle lance che, una di mattina e una di pomeriggio, si infilano nel dedalo di canali circondati dalla foresta e navigano per un’ora abbondante a forte velocità fino a raggiungere la grande laguna del Tortuguero, costruita nel secolo scorso con una intensa opera di ampliamento dei canali preesistenti. Attraverso la laguna e l’enorme rete di canali navigabili che da Limon arriva fino al confine nicaraguense, il governo della Costa Rica si prefiggeva di raggiungere via acqua gli insediamenti più sperduti della foresta atlantica, pare con l’obiettivo di sfruttarne le ingenti risorse di legname. Fortunatamente la foresta oggi è in gran parte intatta e lo sfruttamento agricolo si è fermato all’interno, senza raggiungere questo straordinario scrigno di biodiversità.
Il villaggio di Tortuguero sorge su una lingua di sabbia; volendo spiegarla in termini di dinamica delle coste si tratta di una barra emersa di sabbia tra la laguna e l’oceano.
Qui piove molto e in diversi periodi dell’anno, le case sono colorate baracche di legno e lamiera poggiate su dei pali a mo’ di palafitte. Si vedono imbarcazioni attraccate in laguna e qualche carretto, non ci sono veicoli a motore, nel villaggio ci si sposta a piedi o in bicicletta. Attraversato il villaggio si apre l’immensità dell’oceano Atlantico.
È in queste sabbie scure orlate da palme di cocco e mandorli tropicali che le tartarughe adulte vengono a scavare i loro nidi a ridosso della foresta e nascondono un centinaio di uova ciascuna, approfittando delle buie notti di Tortuguero.
Da quegli stessi nidi, in diverse stagioni, nascono ogni anno le nuove generazioni di piccole tartarughe marine dalle dimensioni di un seme di mango. Guidate dalla luce della luna e dal riverbero dell’oceano devono percorrere poche decine di metri allo scoperto prima di raggiungere le torbide e calde acque dell’Atlantico per essere un po’ più al sicuro.
Molti ostacoli le attendono: dagli avvoltoi che scrutano l’orizzonte appollaiati sulle palme, aspettando pazientemente la schiusa del nido, alle formiche, subito attratte da un nido che non riesce a schiudersi in modo rapido o che viene compattato dalle acque piovane o di marea, fino ai giaguari che vagano per la spiaggia nelle notti silenziose in cerca di un pasto.
La competizione è serrata ma il numero di nascite, almeno a giudicare dai nidi presenti sulla spiaggia per chilometri e chilometri, è davvero enorme... è così che la Natura ha voluto compensare le catture con una sovrabbondanza di nascite.
Lo spettacolo della nascita qui a Tortuguero è qualcosa di ricorrente, parte della vita di tutti. Passeggiando in spiaggia si può incontrare un nido che si schiude, un carapace gigantesco spolpato da un giaguaro nella notte, oppure i bambini che la sera raccolgono con dei secchielli le tartarughine appena nate che hanno imboccato la direzione sbagliata attratte dalle luci del villaggio… pazientemente le cercano per poi liberarle in mare. Per loro che qui sono nati e cresciuti è un gesto naturale.

Il nostro viaggio in Costa Rica non è ancora finito, leggi subito l'ultima parte dell'approfondimento: Monteverde, parco del Corcovado, penisola di Nicoya: la selvaggia Costa Rica (ultima parte)

Federico Ferrara | Geografo e guida ambientale escursionistica, accompagna anche un tour in Costa Rica.

 

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