Birmania in agrodolce: il fascino nascosto e le contraddizioni di un paese in piena evoluzione

Una delle spinte più forti al viaggio è il potere dell’immaginazione, sono le sensazioni evocative di luoghi e atmosfere. Ciò è vero soprattutto nel caso della Birmania, spesso immaginata come una terra popolata di monaci e pullulante di pagode risplendenti sotto il caldo sole d’Oriente.

Negli ultimi anni, l’attenzione internazionale sulla Birmania è molto aumentata in seguito alla “riabilitazione” di Aung San Suu Kyi e alla ventata di novità politiche e sociali che ha portato. È per questo che io e mio marito abbiamo deciso di concludere un lungo viaggio in Asia, che si protraeva da alcuni mesi, con due settimane in questa terra affascinante.

Consiglio caldamente l’ingresso in Birmania via terra arrivando dalla Thailandia e, più precisamente, dalla frontiera di Mae Sot. È sempre particolare arrivare in un paese da un posto di frontiera anziché in aereo, si vedono persone e situazioni, si colgono dettagli e scene di vita che altrimenti andrebbero persi e che aiutano a capire i popoli e gli equilibri geopolitici.

La frontiera di Mae Sot è fluida, nel senso che ha una barriera naturale (un fiumiciattolo) e una dogana ben strutturata, ma la gente riesce lo stesso a passare senza registrarsi nuotando attraverso il fiume, sotto gli sguardi distratti delle forze di polizia.

Una volta completate le formalità, si deve prendere un taxi collettivo per scendere a Pa-An o Moulmein, le prime due città di interesse lungo la strada. Non è un viaggio banale: i chilometri non sono molti ma le condizioni stradali rallentano il viaggio e di solito i taxi sono caricati ben oltre i limiti di persone e bagagli. Insomma, si comincia subito con una piccola avventura.

Moulmein, Pa-An e Yangon: dalle tranquille escursioni tra templi e grotte al caos del centro urbano

Moulmein è in una bella posizione lungo un fiume, si può passeggiare tranquillamente e scegliere uno dei ristoranti sulla strada, ottimi per ammirare il tramonto. Ci sono anche dei templi in cima alla collina che, pur se da lontano appaiono tutti luccicanti e apparentemente in ottime condizioni, da vicino risultano piuttosto trascurati.

Una curiosità: i birmani adorano vedere i turisti nel loro paese e si viene letteralmente assediati da giovani e famiglie che chiedono di fare una foto insieme. Alla lunga la cosa potrebbe anche dare fastidio ma è difficile dire di no a persone così gentili.

Nei pressi di Moulmein si può visitare Pa-An, interessante per una serie di templi e grotte sparsi nella campagna circostante. Noleggiare un motorino è facile ed economico, le strade sono in discrete condizioni e, se ci si perde, è facile trovare qualcuno disposto a dare le indicazioni corrette.
Da Moulmein ci siamo poi spostati a Yangon, centro nevralgico del paese. Come molti grandi centri del Sud-Est asiatico è una città caotica e in profondo rinnovamento. La visita di luoghi come la Pagoda Shwedagon e il lago Kandawgy spesso è faticosa, ma è una fatica che vale la pena di affrontare.

Bagan: migliaia di templi e pagode su un’area di oltre cento chilometri quadrati

Da Yangon, attraverso un lungo viaggio di oltre seicento chilometri verso nord, si arriva a Bagan, una località assolutamente imperdibile, quasi la Angkor della Birmania. Si tratta di un complesso di migliaia di templi e pagode costruiti intorno al 1000-1200 d.C. e disseminati in un’area di oltre cento chilometri quadrati. Qui si possono trascorrere intere giornate a scorrazzare in scooter elettrico, cartina alla mano, per cercare di visitare tutti i templi principali. Un must è scegliere la propria pagoda personale dalla quale ammirare il tramonto rosso fuoco; i maggiori siti sono letteralmente presi d’assedio dai turisti, ma se si guida tra strade e dune di sabbia alla ricerca di qualche tempio minore è facile trovarsi in completa solitudine.

Bagan è un luogo bellissimo, romantico, comodo quanto a servizi; lo stesso non si può dire invece di Mandalay, come Yangon piuttosto trafficata e rumorosa, pur se bisogna ammettere che c’è sempre qualcosa da vedere, solo per citarne alcune: pagode varie, il mercato delle pietre preziose e il ponte in tek di U Bein.

Queste le visite che abbiamo scelto di fare, non certo esaustive di tutte le attrazioni turistiche birmane, ma sicuramente tra quelle imprescindibili.

Vietato fermarsi alle apparenze

E ora passiamo a qualche consiglio per meglio affrontare un viaggio in un paese che come molti luoghi di recente aperti al turismo deve fare spesso i conti con infrastrutture poco sviluppate e servizi turistici con un rapporto qualità-prezzo non sempre favorevole. Chi si reca in Birmania non deve dimenticare che si immergerà in un paese che ha subito decenni di dittatura i cui effetti sulla società sono ancora evidenti; una società quindi spesso disgregata e confusa, ma con una voglia incredibile di modernità e molto impegnata a conquistare una posizione a livello internazionale.
Il viaggiatore incontrerà tante contraddizioni, un gran fermento e tante cose in evoluzione che potrebbero non corrispondere al suo immaginario sul paese. Consiglio quindi di mantenere un atteggiamento aperto e curioso, cercando di cogliere dietro i problemi logistici e il caos,dietro lo stato non ottimale di conservazione dei templi e le precarie condizioni igienico-sanitarie, non tanto la bellezza dell'Oriente del passato quanto quella del presente, anche se un po’ appannata dalla polvere della storia.

Un solo motivo per visitare la Birmania? La meraviglia di un tramonto sui templi di Bagan!

Rossella Foriero  

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